venerdì

La mia vita secondo... Bryan Adams


Scegli il tuo artista: Bryan Adams

Sei un uomo o una donna? This side of paradise

Descriviti: Here I am

Come ti senti? Nothing I've ever known

Descrivi dove vivi al momento: It Ain't A Party - If You Can't Come 'Round

Se potessi andare ovunque, dove andresti? Heaven

Il tuo mezzo di trasporto preferito: Flying

Il tuo migliore amico? Star

Tu ed il/la tuo/a migliore amico/a siete: Brothers Under The Sun

Com'è il tempo? Tonight We Have The Stars

Momento preferito della giornata: I Was Only Dreamin'

Se la tua vita fosse uno show televisivo, come si chiamerebbe? Open Road

Che cos'è la vita per te?: Can't Stop This Thing We Started

La tua relazione: A Little Love

Hai paura di? I'm not the man you think I am

Qual è il miglior consiglio che tu possa dare? Straight From The Heart

Pensiero della giornata: We're Gonna Win

Il mio motto: 18 Til I Die

mercoledì

Qui tra il cielo e il cuore - Cap. 15 - Ingrid

-“Che cosa è successo Kaori? Perché Kazue è andata così di fretta?”-
-“Beh… non lo so. Qualcosa l’ha turbata e mi ha chiesto di portare via le medicine di Emi.”-
-“Bah… non è che per caso l’hai spaventata? Che le hai fatto?”-
-“Ehehhe… vuoi vedere come spavento te?”- disse brandendo un enorme martello “Se non stai zitto non parlerai mai più!”. Ryo alzò le mani in segno di resa.

La serata trascorse più o meno serena. Non avendo avuto l’ok di Kazue, Ryo, Shinji e Kaori restarono ancora ospiti di Miki e Falcon. Una certa preoccupazione però impensieriva Kaori. Kazue aveva visto qualcosa che non andava e la sua reazione non era “da cosa da niente”. Ne stava proprio parlando con Miki e Falcon subito dopo cena, mentre Ryo portava a letto Shinji crollato sul divano dopo aver letto qualche pagina dei suoi fumetti preferiti. Kaori sapeva che sarebbe arrivata una telefonata, ma quando il telefono squillò non poté fare a meno di sussultare. Miki, si alzò dal divano e lentamente sollevò la cornetta. La voce del Doc dall’altra parte non le piacque affatto. Kaori lo capì dall’espressione dell’amica che si fece troppo seria. Con un cenno della testa invitò Ryo, il quale era appena rientrato nel salotto, a raggiungerla. Lo sweeper avvicinò il telefono all’orecchio, invitando il Doc a parlare. La conversazione fu lunga. Ryo rispondeva a monosillabi o si limitava ad annuire col capo, come se il Doc fosse lì davanti a lui e potesse vederlo. Il suo sguardo rimase tutto il tempo puntato contro la parete bianca. Kaori, dal suo canto era impaziente di sapere e l’ansia le faceva mordere incessantemente il labbro inferiore. Miki si accorse della preoccupazione dell’amica e la invitò a rilassarsi offrendole una tisana. Quando Ryo chiuse la comunicazione con il Doc, erano tutti in religioso silenzio. Nessuno osava fiatare. Ryo teneva gli occhi abbassati, raccogliendo i suoi pensieri. Si sedette sulla poltrona che aveva occupato fino a poco prima. Ma continuò a non parlare. Quando Kaori, preso il coraggio a due mani, stava per dire qualcosa, lui alzò il suo sguardo sul tavolino al centro della stanza, sempre pensieroso. Kaori si bloccò. Sembrava che lui stesse per dire qualcosa. Certo non si aspettava quelle parole.
-“Emi non è morta per una malattia incurabile. L’hanno uccisa.”-





Rose aveva elaborato un piano. Semplice, ma a suo parere efficace. Quella sera ne parlò con Ingrid, la donna che doveva prendersi cura di lei. Evidentemente il marito non si fidava di lei, e in tutti quegli anni l’aveva fatta controllare; ma sicuramente lui non avrebbe mai immaginato che la donna cui aveva affidato la sorveglianza di Rose e Shin potesse, col tempo, tradirlo. Da semplice “mastino da guardia”, Ingrid era diventata amica di Rose e aveva preso a cuore le sue sorti. Erano diventate amiche e confidenti. Naturalmente con il suo “datore di lavoro” conduceva un doppio gioco: riferiva a lui solo quello che era più opportuno.
Ingrid aveva lavorato per diverse organizzazioni segrete. Per lo più all’estero. Questa era la prima organizzazione con base in Giappone. La lingua non era stata un problema. Era stata cresciuta come una perfetta macchina da guerra e durante il suo addestramento aveva imparato a parlare correttamente più di dodici idiomi. Non solo, tutti i ragazzi cresciuti dalla “RDYWD”, l’organizzazione che raccoglieva orfanelli in tutto il mondo per i suoi scopi, erano addestrati all’uso delle più comuni armi da guerra, da quelle tradizionali fino alle armi chimiche e biologiche. I “prodotti fatti e finiti” potevano così essere venduti più facilmente e ad un prezzo più alto. Ingrid non era affatto orgogliosa della sua vita precedente. Ma fino a quando non aveva incontrato Rose, non aveva idea che potesse esistere un altro modo di vivere la vita. Rose le aveva fatto scoprire un mondo diverso e il suo animo femminile era venuto fuori. Per questo aveva deciso di aiutare Rose nel suo piano di fuga. Inoltre, era venuta a conoscenza di cose che non avrebbe mai potuto immaginare. L’organizzazione da cui dipendeva adesso, infatti, conduceva dei lavori e delle ricerche che a lei non piacevano affatto. Aveva intuito che lì dentro non si lavorava per semplice e meschina ricerca di guadagno. Lì dentro lavoravano per qualcosa di malvagio, che andava al di là di ogni vile obiettivo militare.
Lei era entrata a far parte dell’organizzazione, quando questa era appena rinata. L’Union Teope, infatti, era stata falciata, ufficialmente, dalla polizia nipponica. In realtà essa non era mai stata smantellata. Semplicemente era rinata dalle sue stesse ceneri. Anche se nello scontro finale, il loro capo Shin Kaibara, e gran parte dei suoi uomini erano periti, questo non aveva minimamente scalfito la potenza dell’organizzazione, che era passata direttamente nelle mani di Ken Watanase, l’uomo in seconda, il marito di Rose. Ken aveva tutta l’intenzione di portare nuovamente in vetta la sua organizzazione. Non ne aveva cambiato il nome, era troppo orgoglioso per farlo. Il suo scopo era continuare il lavoro di Kaibara, e raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi.
Ingrid all’inizio, da brava macchina da guerra, aveva semplicemente portato a termine i suoi compiti, eseguendo gli ordini che le erano impartiti, senza obiettare né fare domande. Fino a quando il suo lavoro non divenne “tenere d’occhio Rose e proteggerla da eventuali pericoli”. Con la nuova consapevolezza di sé e del mondo, però aveva cominciato a dubitare di tutto e una nuova coscienza stava prendendo forma dentro di lei. Per questo aveva deciso che avrebbe aiutato Rose a scappare, a qualunque costo. Se fosse stata fortunata avrebbe persino potuto avere anche lei una nuova esistenza. Si sentiva già molto fortunata adesso: il lavoro affidatole con Rose le aveva già cambiato la vita e non si illudeva che le cose potessero ancora migliorare, ma la speranza non la abbandonava.
Proprio con questa speranza ascoltò attentamente Rose e rielaborò il suo piano rendendolo migliore e aumentando le probabilità di successo. Forse sarebbero riuscite a liberare Mick e Rose avrebbe avuto la sua libertà.



Nello stesso momento, a Shinjuku, Miki, Umibozu e Kaori ascoltavano Ryo senza emettere suono. Le parole dello sweeper si commentavano da sole. I tre erano letteralmente impietriti dalle novità che il Doc aveva comunicato. Stavolta le cose sembravano mettersi proprio male.

domenica

Quel che resta

-Papà?

-Si?

-Se nel mio petto non battesse il cuore della mamma... mi ameresti lo stesso?

-Si.

-Sii sincero papà.

-Lo sono.

-Mi avresti accolta a casa tua, mi avresti trattato come una figlia, se nel mio petto non fosse stato trapiantato il cuore di mamma?

-...

-Papà?

-Io...

-...

-Io non lo so. Probabilmente no.

-...

- All'epoca ero troppo sconvolto dal dolore per poter donare amore a qualunque essere umano. Probabilmente no, Shan In, non ti avrei amata allo stesso modo, cinque anni fa.

-...

-Ma adesso sì. Io ti voglio bene. E te ne vorrei lo stesso anche se nel tuo petto non battesse il cuore di Kaori.

-Papà...

-Kaori mi ha insegnato ad amare, Shan In. Probabilmente non ti avrei accettata subito se tu non avessi avuto il suo cuore. Sicuramente non ti avrei amata come adesso. Ma io, ora, ti voglio bene. Indipendentemente da tutto. Sei mia figlia. Sei un dono del cielo. Ed è questa la cosa più importante.

-Papà…

-Sei venuta da me per consolarmi, sei stata mandata da Kaori. Non potrei non amarti.

-Papà io...

-Tu mi hai salvato. Avrei posto fine alla mia vita se tu non mi avessi dato un'altra opportunità. Adesso ho una ragione di vita. E sei tu. Sei quell’angelo che aspettavo da quando Kaori è stata portata via da me. Mi hai dato un’altra vita.

-Papà... ma tu e la mamma...

-Io amo Kaori. Ancora adesso. Nonostante tutto. Anche se il suo corpo non è qui con me. Anche se non posso abbracciarla, non posso baciarla, non posso amarla, io… io sento il nostro amore... come l'aria che respiro: non la vedo... ma la sento entrare nei miei polmoni e darmi nuova vita. Ad ogni mio singolo respiro. Lei è qui con noi anche adesso. Lei c’è. Perché lei è amore.

-Papà...

-Non una lacrima A Shan. Non più. Non piangere mai. Io l'ho promesso a Kaori: non avrei mai più versato lacrime. E non lo farai nemmeno tu. Non ne hai ragione. Promesso?

-...

-Promettimi che non piangerai. Che sarai forte. Sempre. In ogni circostanza. In ogni momento. Anche quando io non sarò con te. Lo prometti?

-Si papà... ma io...

-Adesso vai A Shan. Non puoi continuare a vivere nella mia ombra. Shin Hon ti sta aspettando. Va da lui. E' tuo amico. Ti aiuterà nelle difficoltà.

-Ma io... io voglio restare con te.

-Non è più tempo di stare con me. Io devo vivere la mia vita. E tu devi spiccare il volo. Và con Shin Hon. E' un bravo ragazzo. Non temere.

-Papà!

-La vita è fatta così piccola mia. E’ fatta di gioia e di dolore. Di dolcezza e di sofferenza. E’ fatta di separazioni.

-Ma…

-Credimi… non si può farne a meno. E’ fatta di arrivi e partenze. Di addii. Bisogna farsene una ragione. È inutile vivere nel passato. O vivere nell’abitudine, nella paura delle novità. Si rischia di vivere nel dolore di quello che non c’è più, di quello che si è perso. O nella paura dell’ignoto.

-Papà io non voglio separami da te.

-E non lo farai. Le nostre strade, semplicemente, prenderanno direzioni diverse. Lentamente, naturalmente. E quando sarà tempo, io raggiungerò Kaori. Anche se il suo cuore resterà qui con te.

-Papà?

-Si, A Shan?

-In questo momento vorresti che ci fosse mamma Kaori qui con te. Non è vero?

-…

-Papà?

-Non chiedermi questo. Non voglio risponderti.

-Perché la risposta sarebbe: “Non sai cosa darei perchè Kaori fosse qui con me adesso, al tuo posto”?

-A Shan…

-Perché diresti “Vorrei che tu sparissi, che non fossi mai esistita e che Kaori non fosse mai morta”…

-A Shan, no…

-Papà io lo so cosa pensi… Preferiresti mille volte che io non esistessi e che qui, adesso, a parlare con te, ci fosse mamma Kaori. Non è vero?

-A Shan… io… Io non voglio ferirti.

-L’hai detto tu che la vita è fatta anche di sofferenze. Quindi rispondimi. Non ho paura di soffrire.

-A Shan… io non voglio che tu soffra.

-…

-Vieni qua… lasciati abbracciare. Ti avevo chiesto di non piangere. Non dubitare mai del mio amore. Non farlo mai. Anche se ti dicessi che sì, dannazione, vorrei che Kaori fosse qui con me… Ma questo non vuol dire che vorrei lei al posto tuo. Vi vorrei entrambe… E per uno strano gioco del destino… in parte questo è vero! Siete entrambe tra le mie braccia in questo momento e vi stringo forte… mia moglie e mia figlia…

-Papà…

-La vita mi ha dato tanto, Shan In. Lagnarmi di qualunque cosa sarebbe indegno da parte mia. La vita è stata molto generosa con me. Mi ha dato… ed ha anche preteso molto da me… forse più di quanto avrei potuto dare. Ma tutto sommato va bene così. Ho il mio piccolo angelo con me. L’ultimo miracolo di Kaori. Dobbiamo amare ed essere grati per tutto quello che abbiamo. E dobbiamo viverlo finché l’abbiamo. Io ho fatto tanti errori, il più grande dei quali proprio con Kaori. Non ho saputo amarla abbastanza, come lei avrebbe voluto, mentre lei era ancora in vita. E ora che non c’è, Dio solo sa quanto me ne pento. Non fare il mio stesso errore, A Shan. Ho vissuto perennemente nella paura di perderla. E quando ho deciso di non aver più paura, ecco che lei è volata via. Ed io l’ho persa davvero. Ti prego Shan In. Fa che questo errore serva da insegnamento almeno per te.

-Si papà… ci proverò.

-Shan In… lo sai che la mamma non avrebbe mai permesso che io mi uccidessi. Vero? Non è quello che lei vuole. Anche se ci avessi provato lei lo avrebbe impedito. Sempre. Non so come, ma l’avrebbe fatto. E quel che mi resta della mia vita voglio viverlo pienamente, come se lei fosse al mio fianco. Sei d’accordo?

-Si papà!

-Ti voglio bene A Shan.

-Anche io te ne voglio, tanto… papà...

sabato

Music About Me (seconda parte)

SE SEI TRISTE?

Thank God I found you - Mariah Carey
Se sono triste trovo qualcuno che mi consola! E per fortuna conosco diverse persone capaci di tirarmi su di morale!

SE SEI FELICE

Sound the bugle - Bryan Adams (Spirit O.S.T.)
Ok... si è inceppato di nuovo il riproduttore... questa è una canzone per chi è triste e depresso e deve trovare la forza per rialzarsi... non per uno che è felice! Vuol dire forse che quando sono felice, inevitabilmente, la tristezza è dietro l'angolo?!?!? No...... please!!!

COSA TEMI?

Northern star - Mel C
Effettivamente il mio essere troppo ingenua mi porta spesso ad essere ingannata e usata dagli altri...

LA VITA

Everythings gonna be alright - Sweetbox
Tutto andrà bene.... cosa si può volere di più?

L'AMORE

Gloria - Kanon
L'amore è scritto nel nostro destino e vivrà in eterno... Le parole di Kanon sono molto, molto belle!

LA COSA PIU' IMPORTANTE PER TE

From the inside - Linkin park
No no no... non ci siamo... mi sembra un pò troppo cupo e senza speranze per una come me... o forse no?

COSA VUOI DIVENTARE?

Sun goes down - David Jordan
Ballare giorno e notte?!? Carino... ma non credo faccia per me...

LE TUE DIFFICOLTA'

Daydream tripper - U WAWE (Angel Heart O.S.T)
Se sono in difficoltà mi rifugio nei sogni...

LE TUE SCELTE

One Love - Blue
L'amore , sempre... prima di tutto!

giovedì

Qui tra il cielo e il cuore - Cap. 14 - La lista

La verità era che neppure lei sapeva cosa fare. Come avrebbe potuto aiutare quell’uomo? Come avrebbe potuto aiutare se stessa. Forse, era stata proprio l’angoscia a spingerla a comportarsi così e sfidare il destino. Rose ne era convinta e non ne era convinta allo stesso tempo. Desiderava aiutarlo e aiutarsi ma aveva paura di quello che stava facendo. Lui sarebbe potuto arrivare lì un momento all’altro. Poteva sorprenderla nel suo tradimento. Sarebbe stata la sua condanna a morte. E la condanna a morte di suo figlio. Quel bambino che aveva cresciuto con tanto amore e trasporto come se fosse stato davvero figlio suo. Quel bambino strappato dalle braccia della vera madre. Era sicura che la verità fosse questa e non quella che lui le aveva raccontato… Lui le aveva detto solo che la madre del bambino era morta. All’inizio ci aveva creduto. Ma poi i suoi modi, le sue parole fredde e piene di odio e rancore le avevano fatto venire il sospetto che la verità fosse un’altra. Aveva creduto alle sue parole, un tempo… ma ora non più. Non credeva più ad una singola parola di quello che lui le diceva. Tranne le minacce. A quelle credeva, non avrebbe mai dubitato della sua volontà di mettere in pratica le sue parole. Lo aveva visto più di una volta all’azione e alle parole seguivano sempre i fatti. Quante persone erano entrate e non erano più uscite da quella stanza? Non osava neppure per un attimo pensare al loro numero. Preferiva chiudere gli occhi dell’anima e non vedere. Si era odiata ferocemente per questa sua vile vigliaccheria. Ormai non le importava più e sopravviveva solo per quel bambino innocente. Dove aveva trovato tutto l’enorme coraggio che aveva usato per aprire quella porta e varcarne la soglia? Forse l’accento americano dell’uomo le aveva fatto ricordare la sua vita, prima di adesso. Adesso…. Passato, presente e futuro erano “adesso”…. Sempre uguali a se stessi… mai nulla cambiava. Eppure c’era stato un prima. E quell’uomo dai capelli biondi le aveva ricordato quel prima. Quel prima sognante, leggero, dolce e… vero. Quel prima così felice, quando lui la trattava da principessa... Quando lui non la faceva mai soffrire... Quando lei accettò la sua proposta di vivere la loro vita insieme… Quando lui le portò quel fagottino…
Chiuse violentemente l’album di fotografie che aveva aperto davanti a sè. Adesso era il momento di agire. Quell’uomo poteva essere la sua salvezza. Doveva aiutarlo. Forse così facendo avrebbe potuto aiutare il piccolo Shin. Poco le importava se questa sarebbe stata la sua ultima azione. Il mondo avrebbe continuato a girare anche senza di lei. Ma il suo bambino avrebbe continuato la sua vita.


-“Quel bastardo sa qualcosa. Perché era al magazzino? Forse dovrei farlo fuori subito. E chiudere la questione. Conoscendolo è molto probabile che nulla riesca a convincerlo a parlare. Questa storia rischia di far fallire l’intero progetto”- l’uomo, seduto su una nera poltrona di pelle, gettò la cenere della sigaretta sul pavimento. La stanza era densa di fumo ed era avvolta nella semioscurità.
-“Capo se vuoi me ne occupo io. Posso fare un lavoro pulito. Non si accorgeranno nemmeno che quest’uomo sia mai esistito. Crederanno di averlo sognato o di aver confuso la fantasia con la realtà.”- disse di rimando l’atro, in piedi, con il tono di chi è sicuro di se.
-“Si hai ragione. Non voglio che tutti i nostri sforzi vengano buttati all’aria. Mio padre ha dedicato la sua vita a questi progetti ed io intendo portarli a termine. Nulla potrà fermarmi.”- l’uomo spense il mozzicone e lo gettò in terra.
-“Posso divertirmi un po’, prima?”- domandò viscido, pregustando il piacere della tortura.
-“Naturalmente. Ti lascerò campo libero, cosi che tu non debba preoccuparti di far troppo rumore. Non è morto su quel dannato aereo. E’ scampato alla morte certa su quella maledetta nave. Avrà quello che si merita.”- e con un cenno del capo congedò l’uomo.

Tutto deve filare liscio. O non sarò mai degno figlio di mio padre.


-“Non preoccuparti Kazue, Mick ha sette vite come i gatti.”- Miki cercava di incoraggiare Kazue -“Umibozu e Ryo riusciranno a tirarlo fuori dai guai. Anche Saeko ha incaricato alcuni suoi uomini di fare delle ricerche”-
-“Chissà cosa si è inventata per far restare tutto anonimo… cosa avrà detto ai suoi uomini?”- si chiedeva Ryo, in un pensiero ad alta voce.
-“Non mi sono inventata niente! Un uomo è scomparso, mentre faceva delle ricerche per mio conto su possibili traffici di droga.”- disse Saeko entrando nel locale. -“Accipicchia ragazzi ma qui non c’è mai uno straccio di cliente!- continuò.
-“Eheh tutta colpa di Lucciolone… i clienti li terrorizza…”- disse Ryo in tono canzonatorio cercando di trattenere uno starnuto. Sembrava un semplice raffreddore, ma era davvero fastidioso.
-“Ryo fai meno il sarcastico”- lo minacciò Umibozu.
-“Allora ragazzi novità? In centrale, nessuno dei miei uomini è riuscito a cavare un ragno dal buco. Sembra che Mick sia sparito nel vuoto”- Saeko prese posto accanto a Kazue. –“Ma non preoccuparti Kazue, lo ritroveremo. Stanno giocando col gatto e col topo. Sono ben mimetizzati. Ma commetteranno un errore e si tradiranno. Stiamo monitorando tutti i movimenti strani. Internet, strade, mercati, locali pubblici. A Tokyo non si muove nulla senza che io ne venga a conoscenza.”-
-“Stai quindi dicendo, che secondo te sono fermi da qualche parte e ben nascosti?”- chiese Kaori.
-“Si è così. Stiamo facendo anche dei controlli a tappeto nelle residenze ufficiali e non, di tutta la mala di Tokyo. Stiamo valutando tutte le variabili. Ho fornito a Mick un’identità da agente speciale. Così possiamo fare tutte le ricerche alla luce del sole e non dobbiamo nasconderci.”- spiegò Saeko.
-“Sembra una caccia alle streghe…”-
Un pesante silenzio calò nel bar.
-“Kazue, vieni con me, così potrai dare un’occhiata a Shinji e se tu ci dai il via libera torniamo a casa e lasciamo liberi Miki e Umibozu”- disse infine Kaori per spezzare quel lungo silenzio. Kazue la seguì senza dire una parola.
Shinji aveva avuto l’eccezionale permesso di giocare con i videogiochi pur restando a letto. Kaori non gli dava mai il permesso di giocare per troppo tempo e così lui era tutto concentrato a scoprire tutti i giochi che il papà gli aveva comprato come incoraggiamento per guarire presto.
Lungo il corridoio che conduceva alla sua stanzetta provvisoria, erano stati sistemati gli scatoloni che Umibozu aveva portato dalla casa di Emi. Alcuni di questi erano aperti.
-“Kaori, avrei bisogno di dare un’occhiata anche al libretto delle vaccinazioni di Shinji. Ed eventualmente anche al quaderno del suo medico, chissà che non ci siano alcune annotazioni che possano essermi utili, come allergie o cure fatte in passato.”- disse Kazue.
-“Certo Kazue, li ho visti qui in giro. Devono essere qui dentro, in una di queste scatole che Umi ha portato.”- Kaori era già passata dalle parole all’azione e rovistava energicamente nella scatola più in alto. Senza volerlo, nella foga, rovesciò la scatola che cadde a terra.
-“Sono davvero un’imbranata senza speranza!”-
-“Ma no Kaori, può succedere. Ti aiuto a raccogliere tutto!”- e anche Kazue si chinò a raccogliere il contenuto della scatola.
Raccolse dei quaderni, dei fogli, floppy disk e cd. Una boccetta attirò la sua attenzione. Ce n’erano diverse, ma questa le sembrò strana. Kazue la raccolse e lesse il contenuto. Non aveva mai sentito il nome di quella specialità medicinale. Cercò la composizione chimica, ma non era riportata.
-“Kaori, sai cos’è questa boccetta?”-
-“No Kazue, ma fa parte delle medicine che prendeva Emi. Guarda qui, è riportata su questo foglio.”-
Kazue prese il foglio che Kaori le porgeva. Sembrava un elenco. Corrugò la fronte.
-“C’è qualcosa che non va Kazue?”-
-“Beh… ci sono indicate delle specialità medicinali e strani composti chimici… alcune medicine devono essere sperimentali perché non le conosco. Ma mi chiedo perché non ci sia la loro formulazione da nessuna parte.”- le rispose perplessa continuando a leggere. –“In verità alcuni composti non mi sembrano…. Oh cielo!”- Kazue si bloccò di colpo leggendo in fondo alla lista.
-“Cosa c’è? Kazue, cosa hai letto?”-
Kazue non rispose. I suoi occhi erano fissi su quella lista.
-“Kazue?”-
-“Kaori, non mi piace per niente. Per niente. Posso portare via tutto e parlarne col Doc?”- la sua voce tremava. Così come la mano che reggeva il foglio.
-“Sì certo….”-
Kazue raccolse tutto ciò che le serviva in gran fretta. E con la stessa fretta andò via, lasciando Kaori perplessa.